Ritorno alla villa comunale “Garibaldi” di Gela

Sono tornato alla villa comunale dopo tantissimi anni. Ho varcato l’ingresso con la macchina fotografica sulla spalla e la sensazione immediata è stata quella di camminare dentro un ricordo rimasto fermo… almeno nella mia memoria.

I ricordi di questo luogo, dopotutto, non sono scomparsi: vivono ancora nelle abitudini dei più anziani, nelle storie che molti continuano a raccontare quando parlano di “com’era la villa”.

Un tempo qui le famiglie venivano a farsi fotografare, scegliendo gli angoli più curati del giardino per portarsi a casa un’immagine di una domenica diversa dal solito.
C’erano i venditori ambulanti di gelati, “calia” e palloncini – soprattutto la domenica – e la villa si riempiva di gente, di passi, di voci. Molti anni addietro mi raccontarono che sul palchetto si esibiva l’orchestra locale, un appuntamento che molti aspettavano per passare qualche ora all’aperto.

Mentre cammino provo a immaginare quel tempo: il rumore della banda, i bambini che tiravano i genitori per mano verso i palloncini colorati, le famiglie sedute sulle panchine. Chiudo gli occhi e li rivedo quasi muoversi tra gli alberi.

Poi li riapro.

Ed è un’altra storia.

Il verde che un tempo dava ombra oggi è quasi scomparso. Gli alberi capitozzati sembrano tronchi interrotti. Le fontane sono a secco da anni, ormai irrecuperabili. Cartelli divelti ricordano – ironia crudele – che qui il verde doveva essere protetto. Un chiosco bruciato resiste accanto a giochi per bambini danneggiati.

E poi c’è la quotidianità attuale: gruppi di pensionati che trascorrono qui le loro ore, mentre sedie e tavoli di plastica vengono accantonati nelle aiuole a fine partita, lasciando la sensazione di uno spazio usato senza cura, fuori contesto, come dettagli che stonano in un’immagine che non torna più.

Eppure qualcosa si muove.
I lavori sono iniziati, e con loro un’idea – ancora fragile – che questo luogo possa tornare a respirare. La villa comunale, l’unico vero polmone verde del centro storico, potrebbe ritrovare dignità insieme all’Orto Pasqualello, collegato da quelle scale che un tempo portavano verso un luogo più fresco e silenzioso.

Fotografare oggi la villa significa raccontare un contrasto: ciò che era, ciò che è, e ciò che speriamo possa tornare a essere.

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