Dune costiere a Gela con macchia mediterranea - Copyright Vincenzo Di Dio

Le mie dune di Gela: un viaggio all’alba tra sabbia e silenzio

Queste fotografie non sono nate per caso. Le ho scattate ad aprile, poco dopo l’alba, quando il sole non aveva ancora bruciato la sabbia e l’aria era così tersa da far risaltare ogni dettaglio. Ho scelto il bianco e nero per trasformare le dune in un paesaggio lunare, dove le ombre disegnavano curve perfette e la macchia mediterranea sembrava emergere da un altro tempo.

Quel mese, prima dell’arrivo del caos estivo, le dune erano ancora intatte: il vento modellava la sabbia, i fiori selvatici sbocciavano tra gli steli secchi, e le tracce degli animali sulla riva raccontavano storie invisibili ai più.

Le dune di Gela, lungo la costa meridionale della Sicilia, rappresentano un ecosistema unico e prezioso, capace di proteggere l’entroterra dall’erosione marina e di ospitare una ricca biodiversità. Queste formazioni sabbiose, modellate dal vento e dal mare, sono coperte da una fitta macchia mediterranea, composta da piante resistenti come ad esempio il giglio di mare, che svolgono un ruolo cruciale nel mantenere stabile l’ambiente costiero. Purtroppo, ogni estate, durante i lavori di pulizia delle spiagge, si verificano interventi dannosi: la vegetazione viene rimossa e, in alcuni casi, le dune vengono addirittura spianate per creare spazi ricreativi come campi di beach volley. Quello che molti non sanno è che proteggere le dune e la macchia mediterranea che non ricadono in aree vincolate non è una scelta, ma un obbligo di legge:

Art. 727-bis CP (Uccisione o danneggiamento di flora protetta):
Si applica alla distruzione di piante dunali come il giglio di mare (Pancratium maritimum), specie protette da leggi regionali e internazionali.

Art. 733-bis CP (Distruzione o deterioramento di ambienti naturali protetti):
Punisce chi “distrugge o deteriora ambienti naturali […] costituenti habitat di specie animali o vegetali protette”. La macchia mediterranea rientra spesso in questa categoria.

Eppure nel 2016 grazie al progetto LIFE+ NATURA LEOPOLDIA (Ripristino degli habitat dunali nel paesaggio
serricolo del golfo di Gela per la salvaguardia di Leopoldia gussonei) il comune di Gela ha firmato un protocollo
di intesa per la rigenerazione del paesaggio costiero. Le linee guida redatte per la protezione delle dune sono consultabili a questo link. Tutto sembra rimasto sulla carta.

Un esempio virtuoso: la mia esperienza a Marina di Modica

Qualche anno fa, ho visitato un resort a Marina di Modica, a pochi chilometri da Gela, e sono rimasto colpito dal rispetto per le dune e la macchia mediterranea. I passaggi a mare per i turisti erano realizzati in legno e sopraelevati, in modo da non danneggiare la vegetazione dunale. Invece di spianare tutto per far spazio a ombrelloni e sdraio, la struttura aveva creato un percorso che si integrava perfettamente con l’ambiente. Ricordo ancora i turisti che si fermavano ad ammirare la bellezza della macchia mediterranea, fotografando i fiori selvatici e ascoltando il fruscio del vento tra le piante.

Quell’esperienza mi ha dimostrato che è possibile conciliare turismo e conservazione, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica senza distruggere il paesaggio. Perché a Gela non si può fare lo stesso?

Le fotografie che raccontano un patrimonio da proteggere

La foto numero sei mostra due turisti stranieri incantati dal paesaggio dunale.

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Perché le dune sono così importanti?

Le dune non sono solo un paesaggio affascinante, ma svolgono funzioni vitali:

  • Barriera naturale contro l’erosione costiera e le mareggiate.
  • Riserva di biodiversità, con piante e animali rari che trovano qui il loro habitat.
  • Regolazione climatica, grazie alla capacità di assorbire CO₂.

Cosa possiamo fare per salvaguardarle?

  • Sostenere strutture turistiche eco-friendly, come quella che ho visto a Marina di Modica.
  • Evitare di calpestare la vegetazione dunale, usando solo i sentieri segnalati.
  • Denunciare abusi agli enti competenti (come il Comune o la Guardia Costiera).
  • Sensibilizzare turisti e residenti sull’importanza di questi ecosistemi.

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